La lingua batte

#Chiediscena: i teatri della lingua italiana - La Lingua Batte del 12/11/2017

  • Andato in onda:12/11/2017
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      LE PAROLE SONO IMPORTANTI

       

       

      Giordano Meacci intervista Pippo Delbono ed Enzo Avitabile in occasione dello spettacolo Bestemmia d’amore, andato in scena l’8 novembre al Teatro Vittoria di Roma nella cornice del Romaeuropa Festival 2017.

       

       

      Pippo Delbono è un attore e regista teatrale. Nel 1987 debutta con lo spettacolo Il tempo degli assassini e nello stesso anno conosce Pina Bausch, che, con il suo Tanztheater, lascerà un segno nella produzione dell’artista. Tra le sue produzioni si ricordano: Morire di musica (1989), Il Muro (1990), Enrico V (1992), La rabbia (1995), Barboni (1997, con il quale vince il premio speciale Ubu), Il silenzio (2000), Urlo (2004), La Menzogna (2008), Dopo la battaglia (2011), Cavalleria rusticana (2012), Orchidee (2013), Madama Butterfly (2014 e 2016) e Vangelo (2016). Delbono si dedica anche al cinema: come attore prende parte ai film Io sono l’amore (2010), Goltzius and the Pelican company (2012), Io e te (2012), La ragazza del mondo (2016) e Una famiglia (2017). Ha inoltre diretto Guerra (2003), vincitore del David di Donatello come Miglior documentario di lungometraggio.

       

       

      Enzo Avitabile inizia la sua carriera di musicista collaborando con Pino Daniele, Edoardo Bennato e Antonello Venditti. Debutta come solista nel 1982 con l’album Avitabile, a cui seguono Meglio soul (1983), Correre in fretta (1984), S.O.S. brothers (1986), Alta tensione (1988) e Easy (1994). A partire dagli anni Duemila, si dedica alla riscoperta del patrimonio musicale napoletano, sua terra d’origine, pubblicando gli album Salvamm’ ‘o munno (2004), Sacro Sud (2006), Napoletana (2009), Black Tarantella (2012). Il suo ultimo disco è del 2016 e si intitola Lotto infinito. Nel 2017 vince due David di Donatello come Miglior musicista e per la Miglior canzone originale del film Indivisibili di Edoardo De Angelis.

       

       

      ACCADEMIA D’ARTE GRAMMATICA

       

       

      Silverio Novelli alle prese con il dubbio dell’ascoltatrice Rita.

       

       

      VIZIO DI FORMA

       

       

      Giordano Meacci incontra Ascanio Celestini, che ha portato in scena dal 17 al 29 ottobre lo spettacolo Pueblo, nell’ambito del Romaeuropa Festival 2017. 

       

       

      Ascanio Celestini è attore, regista e scrittore. Nel 1998 scrive e interpreta il suo primo spettacolo Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini. Tra il 1998 e il 2000 scrive la trilogia Milleuno, incentrata sulla narrazione di tradizione orale, che comprende gli spettacoli Baccalà (il racconto dell’acqua), Vita, Morte e Miracoli e La fine del mondo. Nel 2000 scrive Radio clandestina, sull’eccidio delle Fosse Ardeatine, a cui fanno seguito Cecafumo (2002), Fabbrica (2002), Scemo di guerra. 4 giugno 1944 (2004), La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico (2005). Le opere di Celestini si inseriscono nel cosiddetto “teatro di narrazione”, in cui l’attore si presenta da solo sul palco, con una scenografia essenziale, mettendo in primo piano esclusivamente il racconto. Nel 2002 vince il Premio Ubu speciale, nel 2004 il Premio Fescennino d’oro, il Premio Gassman, nel 2005 di nuovo il Premio Ubu per lo spettacolo Scemo di guerra. Il suo primo disco si intitola Parole Sante ed esce nel 2007, in contemporanea con l’omonimo documentario da lui girato. Del 2009 è il progetto Il razzismo è una brutta storia. Del 2010 è il film La pecora nera, tratto dall’omonimo libro, in concorso alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2015 Laika inaugura una trilogia di spettacoli, in cui si inserisce il recente Pueblo (2017), andato in scena nella cornice del Romaeuropa Festival.

       

       

      L’ITALIANO NEL MONDO IL MONDO IN ITALIANO

       

       

      Cristina Faloci intervista Spiro Scimone

       

       

      Spiro Scimone, attore, drammaturgo e regista di origine messinese, è uno dei due fondatori, con Francesco Sframeli, della Compagnia Scimone-Sframeli. Attivi da oltre vent’anni, hanno ricevuto, tra gli altri, quattro Premi Ubu: nel 1997 (riconoscimento come Nuovo autore per Spiro Scimone), nel 2004 (per Il cortile come Miglior testo),  nel 2009 (per Pali),  e l’ultimo, nel 2016, per la sua opera più recente Amore, candidata come miglior spettacolo dell’anno.  


       

      CHI FA LA LINGUA

       

       

      Carmelo Bene raccontato da Giordano Meacci

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